Il rapporto con il cibo come relazione con sé stessi: consapevolezza, equilibrio e mindful eating
di Roberto Lasagna
Il cibo, e in particolare i pranzi principali, sono occasioni per stare insieme — prima di tutto con noi stessi, individui bisognosi di gusto, attenzioni e armonia. È un impegno che dobbiamo prenderci indipendentemente dall’avere o meno una compagnia, perché non è salutare mancare agli appuntamenti che ci richiamano al nostro ruolo responsabile verso noi stessi/e, alla funzione e all’assaporamento dei pasti principali.
Cibo e piacere: quando nasce lo squilibrio
Il cibo viene troppo spesso utilizzato come strumento per il piacere e non per le sue caratteristiche nutritive. Sin dalla poppata infantile associamo il piacere al cibo, il senso di pienezza al benessere.
Il cibo diventa un problema quando non è utilizzato per soddisfare i reali bisogni del nostro corpo ma viene usato come fonte di compensazione per la mancanza di gratificazioni e piaceri. È assai problematico quando esso diventa la fonte principale di soddisfazione.
La carenza di piacere, di serotonina e di dopamina viene talvolta affrontata attraverso comportamenti che, nei casi più drammatici, conducono ai disturbi del comportamento alimentare che affrontiamo nel prossimo capitolo.
Mangiare come atto di consapevolezza
L’orizzonte di consapevolezza a cui ci invitano la meditazione, la psicoterapia o la pratica del mindful eating ci porta a quel compito di attenzione che dobbiamo preservare in tutti gli aspetti della nostra vita.
L’atto di mangiare diventa così un momento importante e potenzialmente armonico della nostra esistenza, dove i piatti ristorano e nutrono una relazione, fatta di gusto, attenzioni e piacere, con noi stesse/i. Una relazione che segna e condiziona la salute, diventando espressione del nostro benessere.
Che cos’è il mindful eating
Il mindful eating necessita di un avvicinamento graduale, perché diventa più facile con la costanza. Si tratta di acquisire uno stato mentale che ci focalizza sul qui e ora, alla ricerca di una maggiore consapevolezza delle sensazioni avvertite, con il proposito di lasciare da parte ogni giudizio.
Le sensazioni vanno accolte e l’intenzione da coltivare è un’accettazione di quanto non è in nostro potere cambiare. I vantaggi emotivi, psicologici e fisici nascono dal vivere l’esperienza del momento, osservando il cibo e il nostro atteggiamento nei suoi confronti, evitando divagazioni del pensiero, rimuginazioni sul passato e fughe nel futuro.
È uno stato che va perseguito con costanza per vivere ogni attimo nella sua intensa profondità, fatta di suoni, profumi, odori e sensazioni che recano un’esperienza rigenerante di nutrimento per il cervello.
Mangiare con tutti i sensi
Senza abbuffarsi, ma dando espressione ai gusti composti di aspetti sensoriali completi, le intense sensazioni, i suoni e gli odori vanno assaporati con calma e lentezza, con meno impulsività e più equilibrio.
In una prospettiva mindfulness il primo compito è evitare di mangiare con fretta: correndo, trangugiando qualunque tipo di cibo durante un lavoro, una telefonata o un documento da completare.
Il pasto ha bisogno di attenzioni. Deve essere vissuto come un momento lontano da fonti di distrazione. Richiede di essere presenti a sé stesse/i, di annusare, toccare, gustare i cibi.
La percezione va resa piena e completa:
i cibi vanno osservati nella forma, assaporati nei profumi, ammirati nei colori e anche nei suoni che emettono quando mastichiamo e beviamo.
Il cibo entra in contatto con il corpo e può essere accolto come linfa che arricchisce il cervello e allevia lo stress.
Lentezza, calma, presenza
Il mindful eating invita a un atteggiamento calmo: gustare con lentezza e senza avidità ogni boccone, dare tempo alla masticazione, non pensare subito a ciò che succederà dopo, evitando di lanciarci nel nuovo impegno (come quando finiamo velocemente un panino per riaccendere il computer o mandare un messaggio).
Calma e serenità sono presupposti — e anche conseguenze — di questo atteggiamento. Significa esercitarsi ad avvertire le sensazioni che proviamo davanti a un gusto o ingrediente, senza passare velocemente oltre, ma soffermandosi su quel sapore e sulle emozioni che suscita.
Ascoltare i segnali del corpo
Il mindful eating richiede di prendersi tempo e prestare attenzione alle reazioni del corpo:
alle ghiandole salivari, allo stomaco, ai segnali della fame.
Possiamo assecondarli in modo non automatico ma delicato e rispettoso dell’armonia e del senso di leggerezza a cui porta una condotta consapevole delle sensazioni e delle emozioni (e non “sedate” attraverso il mangiare compulsivo).
La consapevolezza inizia prima del pasto
I pranzi andrebbero rispettati e già prima di ogni pasto, quando si cucina o si preparano i cibi, andrebbe favorito un atteggiamento riflessivo e valorizzante verso i singoli componenti della ricetta.
Imparare a percepire gli elementi toccandoli, annusandoli, assaggiandoli permette di arrivare al pasto già in parte soddisfatti, non del tutto a digiuno, assaggiando poi lentamente e percependo il sapore e l’odore di ogni boccone.
Lo stesso vale per le bevande, come i vini: va evitato di bere velocemente, perché ogni goccio va assaporato.
Cibo, meditazione e benessere
Il mindful eating presuppone che la meditazione sia una presenza nella nostra vita. Può essere inserita nella giornata per aumentare il benessere, diventando un alleato per vivere in armonia il rapporto con il cibo.
Un benessere che possiamo monitorare chiedendoci:
- Come mi sento?
- Sto soddisfacendo i bisogni del corpo?
- Mi sto prendendo cura di me con serenità?
Da qui può nascere un ritrovato senso di leggerezza e libertà.


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