Quando ci descriviamo, tendiamo a farlo con una sola tonalità.
Ci hanno insegnato a definirci. Introverso. Creativa. Razionale. Empatico. Fragile. Forte.
Una definizione. Un colore. Come se la nostra identità fosse una parete tinteggiata in modo uniforme. Come se scegliere una tonalità significasse dover rinunciare a tutte le altre. Eppure la natura ci racconta un’altra storia.
La luce non è bianca. È completa.
La luce che chiamiamo “bianca” non è un colore neutro o vuoto. È l’insieme di tutte le lunghezze d’onda visibili, da circa 380 a 700 nanometri.
Quando attraversa un prisma, come mostrò Newton nel XVII secolo, si scompone nei colori dello spettro: rosso, arancione, giallo, verde, blu, violetto. Il prisma non crea i colori. Li separa. La fisica lo dimostra: la luce contiene tutto. Non è assenza di colore. È presenza totale.
E noi?
Quante volte ci limitiamo a vivere come se fossimo un solo raggio?
Il colore è relazione
Un oggetto non “è” rosso in senso assoluto.
Appare rosso perché riflette alcune frequenze luminose e ne assorbe altre. Il colore nasce dall’incontro tra luce, materia e percezione.
Anche la nostra identità funziona così: non è un blocco rigido, ma il risultato di relazioni, contesti, esperienze.
Non siamo una tinta fissa. Siamo un sistema dinamico.
La tentazione di scegliere un solo colore
Il cervello ama la coerenza. Le etichette ci aiutano a orientarci nel mondo e a essere riconosciuti dagli altri. Dire “sono fatto così” riduce l’incertezza.
Ma c’è un costo.
Quando ci identifichiamo solo con una parte di noi — il lato forte, quello fragile, quello creativo, quello razionale — stiamo selezionando una sola frequenza dello spettro.
È come abitare una stanza piccola quando l’intero edificio è nostro.
La porta non è chiusa.
Semplicemente, ci siamo convinti che quella stanza ci rappresenti del tutto.
ll rosso che trattieni
Il rosso è energia, azione, desiderio. Quante volte lo spegni per paura di essere “troppo”?
Il blu che non mostri
Il blu è profondità, silenzio, introspezione. Quante volte lo nascondi per sembrare più brillante, più leggero, più accettabile?
Il giallo che dimentichi
Il giallo è gioia, vitalità, gioco. Quante volte lo metti da parte perché “non è il momento”?
Ci auto-assegniamo un’etichetta cromatica e la difendiamo come fosse la nostra identità definitiva. Ma l’identità non è una tinta piatta. È uno spettro dinamico.
Il rischio di scegliere un solo colore
Quando scegliamo un solo colore: riduciamo la complessità a una caricatura, smettiamo di esplorare parti di noi, entriamo in ruoli che diventano gabbie
È più semplice dire “io sono fatto così” che attraversare la porta. Ma quella frase è spesso una forma elegante di prigionia.
La verità è più scomoda e più potente: siamo molto più grandi della versione che mostriamo.
Il coraggio di essere luce
Essere luce significa accettare la molteplicità. Non è incoerenza. È completezza.
La luce non si scusa per contenere tutti i colori. Non sceglie. Si manifesta. E quando attraversa il prisma della vita, esperienze, relazioni, crisi, successi , mostra sfumature diverse.
Non cambia essenza. Cambia espressione. E forse la vera domanda non è: “Chi sono?”
Ma: “Quali parti di me non sto lasciando passare attraverso il prisma?”
La porta è già aperta.
Se smettessi di definirmi con un solo colore, quali stanze inizierei ad abitare?



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